La produzione circolare non si limita più a riciclare i rifiuti a fine ciclo. Dall’entrata in vigore del regolamento europeo ESPR nel luglio 2024, la progettazione stessa dei prodotti diventa il principale campo d’azione. Questo cambiamento normativo trasforma un modello a lungo basato sul volontariato in un quadro vincolante che tocca quasi tutti i beni fisici venduti sul mercato europeo.
Regolamento ESPR e produzione circolare: cosa cambia con il quadro europeo del 2024
Il Regolamento (UE) 2024/1781 Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), entrato in vigore il 18 luglio 2024, sostituisce la precedente direttiva ecodesign che copriva solo i prodotti legati all’energia. Il suo ambito si estende ora a quasi tutti i prodotti fisici immessi sul mercato europeo, con l’eccezione notevole degli alimenti e dei farmaci.
La logica è semplice: invece di gestire i rifiuti a posteriori, si impongono criteri di sostenibilità, riparabilità e riciclabilità fin dalla fase di progettazione. Gli obblighi saranno definiti per famiglie di prodotti (tessili, elettronica, mobili, materiali da costruzione) tramite atti delegati, il che significa che il calendario di applicazione varierà a seconda dei settori.
Per le aziende, la conseguenza diretta è una revisione completa delle loro catene di produzione. Un produttore di mobili, ad esempio, dovrà dimostrare che i suoi prodotti rispettano soglie precise di riciclabilità ed efficienza delle risorse. Non è più un approccio volontario valorizzato nella comunicazione: è una condizione di accesso al mercato.
Il passaggio da un approccio incentivante a un quadro normativo vincolante segna una netta rottura, e le aziende che esplorano già le soluzioni sostenibili su Partagez misurano l’ampiezza dell’adattamento necessario.

Passaporto digitale dei prodotti: tracciabilità e trasparenza nella catena di produzione
L’ESPR introduce uno strumento che potrebbe ridefinire la relazione tra produttori, distributori e consumatori: il passaporto digitale dei prodotti (Digital Product Passport, o DPP). Ogni bene interessato dovrà includere un identificativo digitale che fornisce accesso ai suoi dati di composizione, origine dei materiali, riparabilità e fine vita.
L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, consentire ai riciclatori e riparatori di accedere a informazioni affidabili sui materiali utilizzati. Dall’altro, offrire ai consumatori una reale trasparenza su ciò che acquistano.
I riscontri sul campo divergono su questo punto. Alcuni industriali considerano il DPP come un leva di differenziazione commerciale, mentre altri sottolineano la complessità nella raccolta e nell’aggiornamento dei dati durante l’intero ciclo di vita di un prodotto. La questione dell’interoperabilità dei sistemi tra fornitori di diversi paesi rimane aperta.
Quali dati saranno presenti nel passaporto digitale
- Composizione dettagliata dei materiali, inclusa la presenza di materie prime critiche o sostanze preoccupanti
- Score di riparabilità e istruzioni di smontaggio per facilitare la manutenzione e il ripristino
- Percentuale di contenuto riciclato integrato durante la fabbricazione e filiere di riciclo raccomandate a fine vita
- Impronta di carbonio associata alla produzione e al trasporto del bene
La progressiva implementazione di questi passaporti digitali rappresenta un progetto tecnico considerevole. Ogni prodotto diventerà portatore della propria storia ambientale, il che trasforma il modo in cui viene valutato il valore residuo di un bene.
Tasso di circolarità in Europa: a che punto siamo realmente
Secondo i dati Eurostat, il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’Unione europea rimane basso, ben al di sotto di quanto la retorica politica potrebbe far credere. La maggior parte delle materie prime consumate in Europa segue ancora un percorso lineare: estrazione, trasformazione, utilizzo, discarica o incenerimento.
Vari fattori spiegano questo divario tra ambizione e realtà. Il costo delle materie prime vergini è spesso inferiore a quello delle materie riciclate, in particolare per le plastiche. Le infrastrutture di raccolta e selezione variano notevolmente da un paese membro all’altro. E le filiere di riciclo ad alto valore aggiunto (riciclo chimico dei polimeri, recupero di metalli rari nell’elettronica) non hanno ancora raggiunto una scala industriale sufficiente.

Freni strutturali alla crescita
Il primo freno è economico. Finché le materie vergini beneficiano di sovvenzioni dirette o indirette (fiscalità favorevole all’estrazione, costi ambientali non internalizzati), la materia riciclata rimane svantaggiata dal punto di vista tariffario. Il secondo freno è tecnico: riciclare un tessuto misto cotone-poliestere o un apparecchio elettronico contenente decine di materiali diversi richiede processi che pochi attori padroneggiano su larga scala.
Il terzo freno è organizzativo. La produzione circolare richiede una coordinazione tra attori che storicamente non hanno alcuna relazione: il progettista del prodotto, il raccoglitore di rifiuti, il riciclatore, e talvolta lo stesso consumatore per il ritorno del bene usato.
Progettazione circolare dei prodotti: la sfida si gioca prima della fabbricazione
I concorrenti di questo articolo insistono spesso sul riciclo come pilastro centrale dell’economia circolare. La realtà è che la maggior parte dell’impatto ambientale di un prodotto si decide nella fase di progettazione. La scelta dei materiali, l’assemblaggio (incollato o avvitato), la modularità dei componenti: queste decisioni prese in anticipo determinano se un prodotto potrà essere riparato, ricondizionato o riciclato a fine vita.
L’ESPR spinge precisamente in questa direzione imponendo requisiti di progettazione prima della messa sul mercato. Per le aziende, ciò implica formare i team di R&D ai principi dell’ecodesign, integrare criteri di circolarità nei capitolati fornitori e ripensare i modelli economici (noleggio, abbonamento, ritiro) che allungano la durata d’uso.
- Privilegiare materiali mono-componenti o facilmente separabili per semplificare il riciclo a fine vita
- Progettare assemblaggi smontabili (viti piuttosto che colla, clip reversibili) per consentire la riparazione e il ricondizionamento
- Integrare fin dal capitolato una percentuale minima di materia riciclata, in relazione ai futuri requisiti ESPR per famiglia di prodotti
La transizione verso una produzione circolare effettiva non dipende solo dalla volontà delle aziende. Essa si basa su un allineamento tra regolamentazione, infrastruttura di riciclo e segnale di prezzo. Il regolamento ESPR stabilisce il quadro giuridico. I passaporti digitali forniranno i dati. Il collegamento ancora fragile rimane l’economia reale del riciclo, dove la materia secondaria deve diventare competitiva rispetto alla materia vergine affinché il ciclo si chiuda veramente.



